E tu sai dire NO?

Alla gestione del tempo è spesso legato un tema fondamentale, un tema di cui trascuriamo l’importanza perché abbiamo sempre fatto così: l’incapacità di dire NO.

L’assertività è un dono che viene esercitato sempre più di rado: si preferisce affogare, rinunciare a se stessi piuttosto che accettare la ciambella di salvataggio di un NO. Oggigiorno nella nostra vita sociale, ma soprattutto professionale è diventato sempre più difficile esercitare questa facoltà. Si ha paura di apparire scortesi, maleducati, pigri; inoltre, se ne temono gli effetti: il NO nelle nostre menti è l’avvoltoio gracchiante dalle conseguenze disastrose e spesso irreparabili. Non si può negare che a volte queste nostre supposizioni si possano effettivamente avverare, un NO potrebbe rivelarsi deleterio soprattutto nei confronti di chi non lo sa accettare o vede il suo punto di vista più importante di qualunque altro. Persone da cui magari dipendono i nostri destini che per un NO potrebbero rovinare anche le nostre vite. Ovviamente in questi casi essere assertivi è da valutare, c’è un bilancio da fare tra essere fedeli a se stessi e compiacere gli altri. Ma diciamoci la verità, non è sempre così….

Vi siete mai chiesti quante volte rispondiamo SI a delle richieste,  automaticamente, senza pensarci, per realizzare subito dopo che non era quello che volevamo? Perché lo facciamo? La risposta è che siamo abituati a farlo. I nostri genitori, la scuola, le istituzioni ci hanno insegnato che è bene dire di SI, ci hanno inculcato che bisogna essere approvati e i nostri continui SI sono in linea con quello che abbiamo vissuto. Siamo disposti a rinunciare a tutto pur di essere approvati: senza approvazione ci sentiamo depressi, colpevoli, una nullità; l’opinione degli altri è diventata più importante dei nostri bisogni. Le persone che esercitano una certa autorità su di noi, spesso sono coscienti di questo meccanismo e lo usano a loro beneficio per manipolarci, per chiederci sempre di più, giocando sul nostro incessante bisogno di approvazione. Molti di noi non avvertono questa manipolazione e se qualcuno sente ancora la propria vocina interiore che prova a ribellarsi e a suggerire di rispettarsi, la rinnega con le solite considerazioni dell’ultima volta: “ma si dai, lo faccio. E’ l’ultima volta però, alla prossima richiesta se la cosa non mi piace dirò di NO…”. In quel momento la  nostra intenzione è sincera, siamo convinti che saremo più assertivi in futuro, ma il bisogno disperato dell’approvazione altrui se non contrastato dalla voglia di compiacere noi stessi ci porterà di nuovo ad un altro SI.

In quei momenti la mancanza di assertività è a tutti gli effetti una forma di odio verso se stessi che impedisce di considerare i nostri bisogni e, soprattutto, blocca il nostro cambiamento. Come possiamo cambiare se non osiamo essere o agire diversamente da quello che ci chiedono gli altri? Dire sempre di SI ci tiene bloccati a chi eravamo e non ci permette di avvistare chi potremmo essere.

Uno degli aspetti più tristi della nostra mancanza di assertività, sono le emozioni che ne derivano: delusione, rabbia, tristezza. Ve la ricordate la rabbia? Quella rabbia è la conseguenza di aver tradito se stessi. Una rabbia cattiva, a volte violenta,  che ci resta dentro e ci avvelena se non viene sfogata. E con chi la sfoghiamo? Con chiunque possa assumere il ruolo di vittima in quel momento, spesso le persone a noi più care: i compagni, i figli, gli amici. E’ come se per qualche strano motivo li ritenessimo responsabili delle nostre scelte, dimenticandoci  che non sono loro che hanno detto di SI: ogni SI è stata una nostra libera scelta e nessuno ci ha puntato un a pistola alla tempia nel momento in cui non siamo riusciti a dire di NO. E se a volte pensiamo di  essere stati obbligati, siamo sicuri che sia questa la verità?

E’ fondamentale abbattere le barriere del nostro vissuto, rieducarci e imparare  a dire di NO, l’assertività è il  biglietto di ingresso a una vita libera:

NO, non posso farlo,

NO, non serve farlo,

NO, non è compito mio farlo,

NO, lo faccio domani perché non è urgente. Adesso devo uscire per andare in palestra, per stare con i miei figli, per prendermi cura di me stesso.

Vorrei concludere dandovi un ultimo suggerimento: smettetela di scusarvi nei momenti in cui siete assertivi. Quelle volte in cui riuscite a dire di NO, avendo il coraggio di prendervi cura di voi stessi prima di tutto il resto, non diventate fantozziani chiedendo scusa. Vi siete solo difesi e in quei momenti chiedere scusa è solo una forma di debolezza che trasferisce all’altro il controllo del vostro stato d’animo.

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