LA PERDITA

Chi nella vita non ha mai provato il dolore della perdita? Non ho dubbi ad affermare che tutti noi abbiamo attraversato o, forse, stiamo attraversando proprio in questo momento le paludi dell’inferno conseguenti alla morte di una persona cara, alla perdita di un amore.  

Dolore. Dolore è il sentimento predominante. Disorientamento e rifiuto sono i suoi fedeli alleati. Ci struggiamo, piangiamo, ripetendoci continuamente: “non è possibile”. Non riusciamo ad accettare l’idea che l’oggetto del nostro dolore non faccia più parte della nostra vita. Il presente fa male, Il futuro fa paura.

Cerchiamo qualcosa o qualcuno che ci faccia stare meglio, ci appigliamo a qualsiasi ancora che allevi la nostra sofferenza. Ci basta poco: un amico, un conoscente anche una persona totalmente sconosciuta che ci ascolti, che ci faccia sfogare e che ci rassicuri che prima o poi tutto questo finirà. La prospettiva che un tale dolore possa durare per sempre ci conduce alla disperazione, rifiutiamo l’idea con tutte le nostre forze: sentiamo il terrore di non potercela fare.

Nella perdita ritroviamo la bellezza di ciò che avevamo. L’abitudine, la routine quotidiana avevano offuscato la fortuna di vivere ciò che ormai non fa più parte della nostra vita. La perdita è come uno specchio sul passato, che riflette e amplifica tutto quello che non avevamo mai visto, che avevamo dimenticato, trascurato.

Perdere qualcuno è un po’ come perdere se stessi. Perdere qualcuno vuol dire perdere un pezzo della nostra vita e più questo pezzo è stato importante, emozionante, bello, più sarà difficile accettarne la perdita. C’è un vuoto che rimane, la cui dimensione è pari all’intensità della emozioni legate all’oggetto della nostra perdita. Un vuoto pericoloso che a volte può diventare un baratro. La sofferenza della perdita è, infatti, come un buco nero che con il passare del tempo conduce nell’oblio anche ciò che rimane di noi stessi. Il tempo della sofferenza quando si estende, si prolunga, risucchia piano piano anche la nostra identità, rimane sempre meno di noi stessi a cui aggrapparsi fino a desiderare di scomparire per sempre.

A te che stai leggendo, vorrei dirti che tutto ciò si può evitare. Vorrei darti la ricetta magica per farti stare meglio, per farti ricominciare a vivere. Mi spiace… ma non ho questa ricetta! Purtroppo la sofferenza della perdita non si può evitare, è necessario passarci dentro, bisogna attraversarla, non esiste una scorciatoia. Qualsiasi scorciatoia ti presenterà il conto più avanti. Il dolore  non dimentica, si ricorda di te e ti raggiunge appena la tua distrazione perde la presa. Il dolore della perdita bisogna viverlo tutto e solo dopo averlo vissuto pienamente si può ricominciare sulla base di ciò che è rimasto e di ciò che si è aggiunto: anche la perdita è una esperienza che va rispettata e accarezzata, potrebbe diventare un’arma importante per affrontare il futuro.

L’attenzione deve però essere costante, bisogna stare attenti a non rimanere impigliati in quel dolore per sempre. La perdita in quel caso diventa malattia, ossessione, uno stato ipnotico da cui non si vuole più uscire: l’uscita viene vissuta come la perdita definitiva dell’oggetto che ci fa soffrire, l’uscita assume il significato di rimboccarsi le maniche  e ricominciare. E in quello stato non si ha voglia di ricominciare: si ha paura, aleggia il terrore di imbattersi in altre esperienze che potrebbero farci soffrire di nuovo. Quando la perdita diventa malattia, si preferisce non lasciar andare la sofferenza. E’ meglio sopportare un dolore che si conosce piuttosto che affrontare l’ignoto. Quel dolore infonde al nostro stato d’animo un colorito scuro, una lente premonitrice di un futuro con sofferenze ancora più grandi e noi, non abbiamo la forza di sopportare un dolore più grande di quello che stiamo già sopportando. Quanti di noi dopo aver perso l’amore dicono a se stessi: non voglio innamorarmi più!

Ma allora non c’è proprio nulla da fare per uscire da questo tunnel? Sì, qualcosa si può fare: devi accettare!

Devi accettare la perdita e percorrere il tunnel della sofferenza, senza mai perdere la speranza che prima o poi finirà, perché non c’è dubbio che finirà. E durante il viaggio triste e doloroso, ricordare le emozioni che ti ha regalato l’oggetto della perdita, apprezzare tutto il bello che hai vissuto. E’ necessario riviverle quelle sensazioni, succhiarne il nettare, assaporarle, respirarle. Quelle sensazioni devono diventare parte del tuo patrimonio genetico, devono saturare la tua memoria, devono diventare l’oggetto del tuo desiderio. Quelle sensazioni non devono essere più un rimpianto, ma un desiderio. Quel desiderio devi portarlo con te mentre ti riaffacci alla vita senza progettualità, senza futuro, giorno per giorno, con la fiducia che quel desiderio verrà realizzato di nuovo e tornerai a riprovare quelle emozioni che ormai fanno parte del tuo essere. Non c’è futuro, non c’è domani, c’è solo da affrontare la giornata desiderando che il bello che custodisci dentro di te, come eredità preziosa della perdita, possa tornare. La compagnia di quel desiderio ti guiderà giorno per giorno nel selezionare le esperienze di vita che potranno nuovamente realizzarlo.

Nel mio romanzo “Bravo…continua così” c’è una piccola strofa che recita: “Cosa dovevo fare adesso che non c’era più? Vivevo la sua perdita come un lutto. Provavo a convincermi che non era sparita per sempre dalla mia vita. Avrei voluto avere una gomma che la cancellasse dalla mia mente e che rimuovesse quel pensiero fisso di lei nelle braccia di un altro. Provavo di tutto ma non riuscivo a depurarmi di lei, il suo veleno era ancora in circolo, avevo bisogno di un nettare che potesse addolcirlo, che mi desse linfa vitale e depurasse la mia anima. Ma cosa? Cosa? La mia sofferenza durò giorni e giorni, sembrò eterna. Accettare la perdita fu l’unico nettare che riuscii a trovare, l’unico che mi diede finalmente pace. Impacchettai tutte le emozioni piacevoli che avevo vissuto con lei e le depositai nel bagaglio della memoria. La certezza di rivivere quelle emozioni mi diede quello di cui avevo bisogno: la forza di andare avanti, di vivere giorno per giorno; mi diede la fiducia che tutta quella vita sarebbe tornata di nuovo”.

#BreakYourChains #FrancescoCiancio

Image Credit: @Laura Carrasco Morón

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